lunedì 10 dicembre 2012

Il regalo del mese per voi!!!

Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo dicembre 2012.  Un pensierino da stampare e regalare a tutti!!! Un mondo di auguri amici miei.


lunedì 10 settembre 2012

Il regalo del mese per voi!

Seppur con ritardo, ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo settembre 2012.  Davvero è già finito agosto? Sigh! Buon mese a tutti, e mi raccomando... sempre sereni... Ciao grandi! Alla prossima.
 
 


mercoledì 1 agosto 2012

Il regalo del mese per voi!!!

Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo agosto 2012.  Un grande in bocca al lupo a tutti i nostri atleti. Forza azzurri!  Inviatemi le foto di dove avete "collocato" il nostro amico Cecilietto all'indirizzo ronnyachille@gmail.com, le pubblicherò sul blog. Dimenticavo... stamparlo porta bene... ;-))



sabato 30 giugno 2012

Il regalo del mese per voi.

Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo luglio 2012.  Un pensierino da stampare e regalare a tutti!!!  Continuate a seguirmi, sono previste altre sorprese.  Alla prossima.

venerdì 1 giugno 2012

Il regalo del mese per voi.

Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo giugno 2012.  Un pensierino da stampare e regalare a tutti, ma proprio tutti!!! 



mercoledì 16 maggio 2012

"Potenziali evocati", di Guido Fruscoloni.



I social network, come Facebook e Twitter, sono accattivanti, ricchi di idee e pensieri che si incrociano, si riesce a venire in contatto con personalità sfaccettate e singolari.  Uno dei più interessanti scambi di idee è avvenuto con Guido Fruscoloni.  La nostra conoscenza è solamente “virtuale”, ci siamo inviati diversi tweet, è aumentata l’empatia tra noi e la mia stima nei suoi confronti.  Quando ho saputo che Guido Fruscoloni aveva pubblicato un libro l’anno scorso, mi sono incuriosito e ho voluto acquistarlo.  Il titolo è: “Potenziali evocati”, si tratta del primo romanzo dell’autore.   

Quando ho ricevuto, per posta, il libro di Guido Fruscoloni.
  
Lo trovate e comprate, QUI.  Vi consiglio di dare anche un’occhiata al sito dell’autore QUI, e al sito di Francesco Rossi, QUI, il fotografo che ha curato e realizzato l’interessante copertina del romanzo.  Potremo considerare le nostre affinità, delle “affinità virtuali”, anche se credo che, prima o poi, ci conosceremo di persona.  Ecco una breve biografia di Guido Fruscoloni: è nato a Grosseto nel 1980 e vive attualmente nella quiete di un paesino sul Chianti.  Programmatore e grafico web autodidatta sin da giovanissimo, per un periodo sembra essere la sua strada, poi fonda e gestisce una ditta di abbigliamento di cui è al contempo amministratore e direttore artistico.
Si laurea in scienze infermieristiche e dopo alcuni anni in cui concilia la professione sanitaria con l'azienda di moda, abbandona la seconda per diventare il più giovane Coordinatore Infermieristico di una delle realtà ospedaliere più prestigiose della Toscana.
Colleziona rompicapo e il suo preferito è il cubo di Rubik, nel quale si può vedere riflessa la sua personalità, intricata, poliedrica e ricca di sfaccettature. Vi posto alcune foto di Fruscoloni:


Guido Fruscoloni, l'autore di "Potenziali evocati".
                   
Il suo romanzo, edito da Caosfera, rappresenta per me il riflesso di un diamante.  Come il diamante, infatti, la storia ha molte sfaccettature.  Riesce a raccontare veramente quello che è la vita.  La vita vera.  Senza ipocrisie, senza moralismi inutili, fa cadere il velo di Maya, ci colpisce con uno schiaffo, ci trascina al suo interno, con una straordinaria forza centripeta.  Ci tiene attaccati alla sue pagine, ci costringe a leggere fino alla fine, tutto d’un fiato.  Alla fine della lettura, ci lascia una mancanza.  Crea dipendenza, andiamo in astinenza. Sentiamo la necessità di rileggerlo interamente o, almeno, di rileggere le parti che più ci hanno colpito e affondato.  Mi è capitato solo con i grandi autori.  Per questo sono convinto che Fruscoloni farà strada, aspetto il suo prossimo romanzo, perché noi lettori ci sentiamo sedotti e abbandonati alla fine del libro.  La trama è molto originale, la maniera di scrivere è veramente avvincente e, al tempo stesso, difficile e colta.  La grandezza di Fruscoloni sta nel saper calibrare e giostrare tanti argomenti differenti, riuscendo a catturare la nostra attenzione con un libro complesso e coinvolgente come sa essere, solo, la vita vera.  Il romanzo rappresenta un’ esperienza pregna e satura di: tecnologia, famiglia, amicizia, sesso, malattia, medicina, e dell’immancabile amore.  L’amore che lega, che tiene insieme, che rappresenta la colonna vertebrale della vita.  Senza di esso potremmo tranquillamente impazzire.  L’amore è più forte della malattia, del dolore. 
Malattia e dolore sono presenze costanti all’interno della storia.  L’autore è molto attento al ruolo della malattia, al condizionamento che può causare.  Molto probabilmente Fruscoloni è riuscito a “liberarsi”, quasi in maniera catartica, dalla sofferenza che vede e incontra, tutti i giorni, per lavoro.
Davvero magistrale l’utilizzo del corpo umano come filtro, come specchio, come architettura dell’azione, come scansione temporale pulsante.
I personaggi sono descritti e caratterizzati bene, anche dal punto di vista psicologico.  Vi risucchieranno all’interno della storia in maniera morbosa. Si chiamano: Guido, Carlo, Francesca, Memmo e Mayla. Godranno del vostro interesse.
Di seguito trovate un’intervista che Fruscoloni ha voluto lasciare al mio blog. 
Devo ringraziare l’autore per la sua estrema gentilezza, per aver voluto condividere le sue idee, per aver scritto, chiarito i concetti espressi nel romanzo.  Per aver proiettato dei “retroscena” legati alla sua personale, fase creativa.
Aspetto il secondo romanzo dell’autore e sono convinto non mi deluderà.
Il libro vi conquisterà, perché Fruscoloni ha grandi progetti per voi lettori, grandi progetti...




INTERVISTA A GUIDO FRUSCOLONI

Uno scrittore dai “Potenziali evocati”.

1.    Hai tratto ispirazione da qualche libro o da qualche film per il tuo romanzo?
No a dire il vero.

2.    Ci vuoi parlare del titolo del libro? E’ una tua idea, o un suggerimento dell’editore?
Una mia idea, assolutamente. Potenziali Evocati, segue la scelta stilistica e metaforica che si ritrova per tutto il romanzo. Ogni capitolo è aperto dalla descrizione di un organo umano che in qualche caso sfiora le definizioni del libro di anatomia, ma che contemporaneamente è anche il corrispettivo metaforico dell’evoluzione che andrà a prendere la storia di lì in avanti. Il titolo non fa eccezione. I potenziali evocati sono esami che studiano le risposte del Sistema Nervoso Centrale ad uno stimolo sensoriale, in medicina, ma sono contemporaneamente i potenziali umani del personaggio, evocati dagli eventi, nel procedere della storia.

3.    Il tema della malattia ricorre nel tuo libro. E’ dovuto al lavoro che fai?
Penso di si. È inevitabile credo, scrivere di ciò che si conosce. La malattia mi ha permesso di esportare il concetto, in una chiave creativa differente. Non volevo però che fosse comprensibile solo ai sanitari (anche se ne coglieranno senz’altro qualche particolare in più), ma che avesse una chiave di lettura divertente ed originale, anche per chi non conosce scientificamente il corpo umano.

4.    Quanto ti identifichi con i tuoi personaggi? Quanto c’è di autobiografico?
Il personaggio principale si chiama Guido, come me, e la sua sofferta ed inseguita metà, Francesca, come la mia compagna. È stato inevitabile per chiunque ha letto Potenziali Evocati, chiedersi se il personaggio descritto nel romanzo, fossi davvero io o meno. La risposta è semplice: no. È una storia di fantasia, con situazioni plausibili, ma al limite della realtà. E anche i protagonisti della storia sono tutti personaggi di fantasia, non esistono riferimenti di alcun genere. Forse in qualche occasione, il nome. Chi cerca di trovare delle similitudini con persone reali perde tempo, e non si gode la storia.

5.    Come mai hai utilizzato il corpo umano come filtro, per svelare emozioni e passioni?
Perché volevo partire dall’interno, in tutti i sensi. Le emozioni e le passioni sono “viscerali” più di quanto non si pensi. Si parla di reazioni di “pancia”, affinità “cerebrali”, chimica. Siamo noi. Il nostro corpo non è qualcosa che possiamo considerare disconnesso dalla nostro intelletto. Non c’è lo strumento organico e il manovratore intellettivo. Siamo un’unica cosa. Nei difetti e nelle idiosincrasie. Con Potenziali Evocati, utilizzando gli organi, ho voluto fare una fotografia della società scattata attraverso il corpo umano, che è lo specchio di tutto ciò che c’è al di fuori di esso: sesso, droga, tecnologia, amicizia, famiglia, salute. E c’è l’amore, il sentimento più banale e folle da raccontare, che con le sue diverse forme e sfumature, passione oscura e malata ed emozione pura e pacificatrice, tiene tutto stretto nei suoi tentacoli e accompagna e guida l’uomo e le sue azioni, dall’inizio alla fine, senza possibilità di sfuggire.

6.    La copertina ha un'immagine di forte impatto. Vorresti spiegarne il significato?
Ah guarda la copertina è un bellissimo lavoro di empatia istantanea che c'è stata tra me e un mio vecchissimo amico di infanzia, che non frequentavo più da forse 20 anni. Ci eravamo ritrovati su Facebook e tramite il sito ero venuto a conoscenza del fatto che fosse diventato un professionista della fotografia. Lo contattai quasi per scherzo, ci siamo trovati e abbiamo parlato del suo lavoro, del mio libro, e delle nostre vite a distanza di anni.
Lui mi chiese di poter leggere il romanzo. Tempo due giorni l'aveva già finito e si era messo a lavoro secondo quanto ci eravamo detti il giorno del nostro incontro. La casualità quando visionai la bozza fu che un'immagine del genere, l'avevo pensata e dipinta anche io almeno 10 anni prima, senza averne più ricordanza. Un viso con i sensi occlusi. Un fantoccio umanizzato, accompagnato da una poesia che a distanza di tanti anni ancora mi scuote l'umore. Pensai che oltre ad aver avuto la stessa idea, ed averla espressa con mezzi diversi e a distanza di tanto tempo, questa potesse aver anche un significato diretto per il libro ed il fatto che fosse anche estremamente calzante all'idea generale che si vuol dare al protagonista della storia, fu solo un motivo in più per sceglierla subito. Gli occhi inoltre sono il primo capitolo del libro. E aprono la storia.  

7.    Come descriveresti il tuo romanzo?
Il mio è un romanzo veloce. Una concentrazione di eventi. Succedono molto più cose in due pagine di quante non succedano su mille in altri libri. Mi piaceva così. Lo volevo così. Denso.
Il mio romanzo può essere paragonato ad un serial tv. Divertente, veloce, che si rinnova di continuo e che non ha pretese di insegnare niente al prossimo, ma magari di intrattenerlo con la scrittura, quello si. Perché oggi non devono essere solo la tv o internet gli unici media di svago. Deve poterci riuscire anche un libro.
Ho letto anche grandi classici di migliaia di pagine. Libri che ti lasciano un segno indelebile e che ti fanno crescere. Libri dettati dall'esperienza e dalla maturità. Io non ho nessuna delle due caratteristiche, almeno non ancora, e sarebbe stato impossibile, oltre che stupido e presuntuoso, pensare di poter scrivere un libro del genere. Ma credo di aver fatto qualcosa di estremamente fruibile anche da chi magari non è troppo abituato a leggere, che passa velocemente e che forse in qualche occasione mette anche in risalto, con un diverso punto di vista, le  stupidità e le unicità dell'uomo contemporaneo e dei suoi strumenti di vita..

8.    Qual’ è il tuo rapporto con la tecnologia?
Molto buono direi. Anche intelligente, vorrei permettermi di aggiungere. Mi piace la tecnologia, la conosco bene e cerco di rimanere aggiornato, ma non mi lascio aggredire o condizionare troppo. Ho un passato da grafico, web designer e programmatore, amo i social network e tutte le nuove tecnologie, ma ho anche una leggera paura nei confronti del prossimo futuro.
Perché l’emancipazione su larga scala, nei confronti delle tecnologie (che sono sempre più alla portata di tutti) non è allo stesso livello delle tecnologie che si usano. E quando un utente utilizza un mezzo che non conosce bene, rischia di tutto oggi. Dal furto di identità, agli accessi sul conto online. Per assurdo, e senza voler offendere nessuno, in molti casi il parallelismo può essere quello di mettere una pistola in mano ad uno scimpanzé. Il pericolo è che si spari.
Si dovrebbe avere l’onestà intellettuale di studiare bene il mezzo prima di utilizzarlo, o lasciar perdere, e non utilizzarlo perché lo fanno tutti. Oggi persone non si rendono conto di mettere online tutta la loro vita. Marito, figli, nome del cane, nome del pesce rosso, della nonna, date di nascita, indirizzi, migliaia di foto delle vacanze, seni che allattano, pance incinte. NON VA BENE. La maggior parte di queste persone magari non sa neanche che esistono hacker che in gergo vengono chiamati “watcher” che di lavoro, a giornate intere, studiano una persona. Abitudini, nomi e cognomi di figli e cani, date di nascita. E segnano tutto. Poi tentano accessi alle caselle email. Incrociano dati NOMEFIGLIO+FIGLIA, NOMEFIGLIO+DATADINASCITA, NOMECANE ecc. ecc. La sconsideratezza delle persone monitorate sta che nell’80% dei casi la password si identifica in poco meno di 20, 30 tentativi, svolti con calma, nel tempo. Poi entrati nella mail, aspettano una registrazione all’home banking, poi dall’home banking.. e via e via. Online si trova un mondo bellissimo, MA BISOGNA STARE ATTENTI. E conoscere il mezzo.
Ma questo vale anche per la vita.

9.    Come spieghi il successo, l'interesse che suscita il tuo romanzo tra i lettori?
Bella domanda. Non saprei dire con precisione, anche se provando a pensare potrebbe aver influito una serie di fattori. Anzitutto credo il fatto che sia un romanzo “veloce”, di neanche 200 pagine, con capitoli brevi e immediati e non un tomo di duemila pagine. Si legge sempre meno (anch’io purtroppo) perché si ha sempre meno tempo. Forse è anche il motivo del successo di twitter. Oggi le persone vogliono concetti immediati, subito. Se sfori lo spazio consentito, non voglio saperlo! Non saprei dire se è triste o positivo. Si potrebbe aprire un capitolo di filosofia dei conservatori vs futuristi e non arrivare comunque ad una soluzione, però tant’è, e Potenziali Evocati si incastra nel paradigma.
La seconda idea che mi sono fatto invece riguarda il contenuto. Come dicevo nelle domande precedenti è un contenuto cinico e sarcastico che racconta ridacchiando concetti altrimenti troppo pesanti da digerire. È una pillola zuccherata, per rimanere nei parallelismi medici. Infine parla della vita in maniera così diretta da perdere in qualche passaggio anche il filtro romanzesco. Ho intenzionalmente utilizzato parole strane, in modo da mantenere l’attenzione alta ed utilizzato i colpi di scena per lasciare dei punti in sospeso, che uniti a matita, all’ultimo rigo dell’ultima pagina, rivelassero l’immagine che non si vedeva.
Devo esserci riuscito, a quanto pare.

10. Quanto tempo hai impiegato per scrivere il romanzo?
Due anni. Moltissimo considerato il numero di pagine.
Ma la costruzione mi ha portato via molto tempo, ed il fatto di non fare lo “scrittore” di professione non mi permetteva di dedicare al romanzo troppo tempo.


11. Ho trovato molto interessante il personaggio che si chiama Carlo. Esiste realmente?
Carlo ha colpito tutti. Non a caso, i Potenziali Evocati forse sono più i suoi che non quelli del protagonista. Stupirò chi l’ha letto, dicendo che si, Carlo esiste.
Ovviamente la persona a cui mi sono ispirato non si chiama Carlo, e pur avendo lo stesso difetto cerebrale non è così esasperato come nel personaggio del libro.
Carlo è il mio personaggio preferito.

12. Credi in Dio? Oppure lo odi come Memmo?
Dunque, credo che sia impossibile per chiunque, anche per i dichiaratamente atei, rinnegare la percezione della divinità o dello spirituale. Essendo di formazione cattolica, credo in Dio, nella forma in cui mi è stato insegnato e poi l’ho adattato allo stupore che mi genera tutti i giorni la natura. Detto questo, non sono un praticante, e non mi piacciono la maggior parte delle limitazioni imposte dalla chiesa; dal rapporto con l’omosessualità, fino alla mal gestione delle autorità ecclesiastiche della pedofilia. Di base è chiara una cosa, la chiesa è fatta di persone, e di fatto soffre e soffrirà sempre delle aberrazioni e delle debolezze dell’uomo. Dio è un’altra cosa.

13. Come puoi definire il tuo stile?
Questa è una domanda da porre ai critici! A parte gli scherzi, non saprei. Ho scritto interpretando e forse scimmiottando (qualcuno dice che non si inventa più niente) le letture che in passato mi hanno colpito di più, da Don de Lillo a Palahniuk, senza avere le minima pretesa e speranza di avvicinarmici, sia chiaro.

14. Come procedi per la scrittura? Improvvisi, o usi una scaletta restando fedele ad essa?
Tutto casuale ed improvvisato. Cerco di ritagliarmi dei momenti quando capita. Spesso mi accade di fermarmi per strada ad appuntarmi un’idea o una bozza di capitolo, direttamente sul telefono, o su un foglietto, per poi riprenderlo e sdifettarlo con calma quando ho un momento libero.

15. Quali autori e generi preferisci leggere?
Mi piace un po’ tutto, come nella vita del resto. Prediligo, forse per distanza di impostazione, il nichilismo. Mi piace leggere ed interpretare qualcosa che probabilmente non sarei e non farei mai. Mi piacciono molto anche i testi di filosofia, fino a non disdegnare testi tecnici e scientifici come i manuali di marketing o di medicina.

16. Stai lavorando ad un nuovo romanzo?
Si. E sono emozionatissimo perché credo di aver avuto un’idea molto interessante. Sfortunatamente, salvo scrivere il primo capitolo, sono diversi mesi che non riesco a trovare il tempo di scrivere. Ho appunti ovunque che prima o poi deciderò di censire e ricomporre in qualcosa di minimamente discorsivo e comprensibile. Tra l’altro ci saranno dei camei tratti dal mio romanzo, che però non pregiudicheranno la lettura del nuovo a chi non  ha letto potenziali evocati. Chi avrà letto Potenziali Evocati, avrà qualche sorpresa in più di certo.

venerdì 4 maggio 2012

Omaggio a Keith Haring.

Oggi è il 54° anniversario della nascita di Keith Haring.  
Cecilietto vuole ricordare il grande artista con questo disegno.


martedì 1 maggio 2012

Il regalo del mese per voi.

Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo maggio 2012.  Un pensierino da stampare e regalare a tutti!!!  

mercoledì 4 aprile 2012

Il segnalibro di Cecilietto!

Ho realizzato per voi il segnalibro di Cecilietto. Salvatelo, stampatelo su un cartoncino bianco, ritagliatelo e ... buona lettura amici. 

venerdì 30 marzo 2012

Il regalo del mese per voi.

Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo aprile 2012.  Un pensierino da stampare e regalare a tutti!!!  Continuate a seguirmi, sono previste altre sorprese.  Alla prossima.

martedì 6 marzo 2012

Un regalo per voi.


Ecco per voi il calendario di Cecilietto per questo marzo 2012.  Un pensierino da scaricare e regalare a tutti!!!  Cliccate e usatelo, non siate timidi.  Buona festa della donna.  Continuate a seguirmi, sono previste altre sorprese.  Alla prossima.


giovedì 1 marzo 2012

Pablo Picasso - Il desiderio acchiappato per la coda.

Non tutti sanno che Picasso, per qualche mese, abbandona i pennelli per dedicarsi alla scrittura. Si mette a comporre poesie in spagnolo e in francese, piene di macchie e cancellature e, in alcuni casi, di disegni e colori.  Nel 1941, la Francia è occupata dalle truppe tedesche e Picasso si stabilisce nello studio di rue des Grands-Augustins, lo stesso utilizzato per dipingere Guernica.  La vita nella Parigi occupata non è cosa semplice.  L’urlo delle sirene risuona di continuo, le strade sono semideserte.  Picasso esce dal suo quartiere per andare a trovare la modella-amante Marie-Thérèse, in boulevard Henri IV, o per cenare con qualche amico al Catalan, un ristorantino a quattro passi da casa sua, soprannominato così in suo onore.  Per superare questo momento di tensione, l’artista cerca la libertà nella creazione, e questa volta utilizza la scrittura.  Prende un vecchio quaderno, sulla copertina scrive subito un titolo Le Désir attrapé per la queue (Il Desiderio acchiappato per la coda).  Disegna la prima pagina: si rappresenta in un divertente autoritratto, seduto al tavolo, con gli occhiali sulla fronte e la penna in mano.


Scrive un lavoro teatrale in sei atti, una farsa con personaggi che si chiamano Piedone, Angoscia grassa e Tortina, e che parlano solo di mangiare (ovviamente il cibo scarseggiava durante la guerra).  La scrittura dell’opera è automatica come quella dei surrealisti.  Quattro giorni dopo, il 17 gennaio, l’artista termina la farsa.  Tre anni dopo viene organizzata una lettura fra amici, dove ognuno ha la parte di un personaggio: gli “attori” sono Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Raymond Queneau, Michel e Louise Leiris, Georges e Germaine Hugnet.  Per tutti loro questa rappresentazione sarà un evento memorabile.  

Vi propongo una lettura del I atto fatta da Roland Penrose sul quaderno originale dell'artista [da Picasso. La vita e l'opera, Einaudi 1969] e, di seguito, un brano dal V atto.

Incominciò a scrivere un dramma che aveva concepito come farsa tragica o tragedia farsesca. La prima scena del primo atto incomincia col disegno di una tavola apparecchiata per un pasto, che consiste di prosciutto, pesce, vino e una testa d'uomo servita su un vassoio. Sotto la tavola ciondolano le gambe dei personaggi, i cui nomi sono scritti lungo il margine della pagina.


Eroe del dramma e Gros Pied, scrittore e poeta che vive in uno "studio d'arte". L'amico, detto L'Ognon, è anche suo rivale nella passione per l'eroina, La Tarte. Questa ha una cugina, Sa Cousine, e due amiche, L'Angoisse Grasse e L'Angoisse Maigre. [...] Questa strana brigata è pressoché interamente assorbita da tre cose: la fame, il freddo, l'amore. La loro conversazione, spesso intrisa di metafore poetiche, e altre volte di crudezza brutale. L'azione, accentrata intorno ai temi dell'amore e dei banchetti, termina immancabilmente in delusione. Ad esempio finisce male il loro déjeuner sur l'herbe. Ecco le didascalie: Les Deux Toutous guaendo e leccando tutti quanti. Coperti di schiuma di sapone saltan fuori dalla vasca da cui escono anche gli altri bagnanti, vestiti come tutti in quest'epoca. Solo La Tarte ne esce completamente nuda, ma con le calze. Portano dei panieri pieni di cibo, bottiglie di vino, tovaglie, tovaglioli, coltelli e forchette. Preparano una grande colazione all'aperto. Arrivano alcuni impresari di pompe funebri con delle bare, vi cacciano dentro tutti quanti, inchiodano i coperchi e le portano via. Sipario.

Atto V, scena 2
La scena si svolge nella fogna camera da letto-cucina-bagno di villa delle Angosce.
L'Angoscia Magra. La fiamma delle mie malsane passioni attizza la piaga dei geloni innamorati del prisma domiciliato sugli angoli smussati dell'arcobaleno e la dissolve in coriandoli. Sono solo l'anima congelata incollata ai vetri del fuoco. Colpisco il mio ritratto con la fronte e vanto la mercanzia del mio dolore dinanzi alle finestre chiuse a ogni misericordia. La mia camicia stracciata dai rigidi ventagli delle mie lacrime morde con l'acido nitrico dei suoi colpi le alghe delle mie braccia, che trascinano di porta in porta la veste dei miei piedi e le mie grida. Il sacchetto di cioccolatini che le ho comprato ieri da Piedone per quaranta centesimi mi brucia le mani. Fistula purulenta del mio cuore, l'amore gioca a palline fra le penne delle sue ali. La vecchia macchina da cucire che fa girare i cavalli e i leoni della giostra scarmigliata dei miei desideri fa della mia carne pasta da salsiccia e l'offre viva alle mani gelate degli astri nati morti, bussando ai vetri della mia finestra la loro fame da lupi e la loro sete oceanica. L'enorme mucchio di ceppi aspetta rassegnato la sua sorte. Facciamo la minestra.
[Legge in un libro di cucina)
Un ottavo di melone di Spagna, olio di palma, limone, fave, sale, aceto, mollica di pane, mettere a cuocere a fuoco lento; ritirare delicatamente ogni tanto un'anima in pena del purgatorio; far raffreddare; riprodurre in mille copie su carta imperiale del Giappone e lasciar prendere il ghiaccio in tempo per poterlo dare ai polpi.
(Gridando dal buco di fogna del letto)
Sorella! Sorella! Vieni! Vieni ad aiutarmi ad apparecchiare la tavola e a piegare la biancheria sporca macchiata di sangue e di escrementi! Sbrigati, sorella mia, la minestra è già fredda e si sta screpolando in fondo allo specchio dell'armadio. Per tutto quanto il pomeriggio ho ricamato di questa minestra mille storie; sarà lei a raccontartele in segreto all'orecchio, se vuoi tenere per il dessert l'architettura del mazzolino di violette dello scheletro.
(L'Angoscia Grassa esce tutta spettinata e nera del sudiciume delle lenzuola del letto pieno di patate fritte, tenendo in mano una vecchia padella.)
L'Angoscia Grassa. Arrivo di lontano e abbagliata dalla lunga pazienza che ho dovuto seguire dietro il feretro dei guizzi di carpa che il grosso tintore, tanto pignolo nel fare i conti, voleva mettermi ai piedi.
L'angoscia Magra. Il sole.
L'Angoscia Grassa. L'amore.
L'Angoscia Magra. Come sei bella!
L'Angoscia Grassa. Stamani, quando sono uscita dalla fogna di casa nostra, subito, a due passi dalla grata, mi sono tolta le grosse scarpe ferrate delle mie ali e, saltando nella gora gelata dei miei dispiaceri, mi sono lasciata trasportare dalle onde lontano dalle rive. Supina, mi sono distesa su quell'acqua sudicia e ho tenuto per parecchio tempo la bocca aperta, in modo da bere le mie lacrime. Così anche i miei occhi chiusi accoglievano la corona di questa lunga pioggia di fiori.
L'Angoscia Magra. La cena è pronta.
L'Angoscia Grassa. Viva la gioia, l'amore e la primavera!
L'Angoscia Magra. Via, taglia il tacchino e serviti a dovere del ripieno. Il gran mazzo di angosce e di spaventi ci fa già cenni d'addio. E le valve delle cozze battono i denti, morte di paura sotto le orecchie gelate della noia. (Prende un pezzo di pane e lo intinge nel sugo). È sciapa e senza pepe, questa sbobba. Mia zia aveva un usignolo che tutte le notti cantava vecchie canzoni da osteria.
L'Angoscia Grassa. Riprendo un po' di storione. L'acre sapore erotico di queste pietanze tiene in esercizio i miei gusti depravati per i piatti speziati e crudi.
L'Angoscia Magra. L'abito di merletto, che portavo al ballo delle ragazze tenuto il giorno funesto della mia festa, l'ho trovato tutto tarmato e pieno di macchie sull'armadio dei gabinetti; spasimava di acceso dolore sotto la segatura di tic-tac del pendolo. Se l'è messo di certo la nostra donna di servizio per andare a trovare il suo uomo.
L'Angoscia Grassa. Guarda: la porta viene di corsa. C'è dentro qualcuno che rientra. Il postino? No, è Tortina.
(Rivolgendosi a Tortina)
Entra, vieni a mangiare con noi. Come devi essere contenta! Dicci, come sta Piedone? Cipollotto è arrivato stamani pallido e disfatto, fradicio di piscio e ferito, con la fronte trapassata da una picca. Piangeva. L'abbiamo curato e consolato del nostro meglio. Ma era a pezzi. Buttava angue da ogni dove e gridava parole incoerenti come un pazzo.
L'Angoscia Magia. Sai, stanotte la gatta ha figliato.
L'Angoscia Grassa. Abbiamo affogato i gattini in una pietra dura, per la precisione in una bella ametista. Era bel tempo, stamani. Freddino, se vuoi, ma caldo.
Tortina. Sapete, ho incontrato l'amore. Ha le ginocchia sbucciate e mendica di porta in porta. Non ha più un quattrino e cerca un posto di controllore d'autobus periferico. È triste, ma lo aiuterà... si volta e vi dà un pizzicotto. Piedone ha voluto avermi, ed è stato lui a rimanerci. Vedete: sono stata troppo al sole, sono tutta una vescica. L'amore. L'amore. Ecco una moneta da cinque franchi, cambiatemela in dollari e tenete le briciole di pane degli spiccioli. Arrivederci per sempre! Buona festa, amici miei! Buonasera! Buongiorno a voi! Buon anno! E addio!
[Si alza la sottana, mostra il sedere e con un balzo salta dalla finestra chiusa, rompendo tutti i vetri.)
L'Angoscia Grassa. Bella ragazza, intelligente ma un po' strana. Finirà male.
L'Angoscia Magra. Chiamiamo tutta quella gente.
(Prende una trombetta e suona l'adunata. Accorrono tutti i personaggi della commedia.)
Tu, Cipollotto, avvicinati. Hai diritto a sei sedie del salotto. Eccole.
Cipollotto. Grazie, signora!
L'Angoscia Grassa. Piedone, quanto a te, se sai rispondere alle mie domande ti do il lampadario della sala da pranzo. Dimmi, quanto fa quattro più quattro?
Piedone. Troppo e non un granché.
L'Angoscia Magra. Benissimo!
L'Angoscia Grassa. Benissimo!
L'Angoscia Magra (stappando una boccetta e mettendola sotto il naso di Puntatonda). Puntatonda, di che cosa sa?
|Puntatonda ride)
L'Angoscia Magra. Benissimo! Hai capito. Ecco una scatola piena di penne per scrivere. Sono per te. E buona fortuna!
L'Angoscia Grassa. Tortina, fa' vedere i tuoi conti.
Tortina. Nelle mie poppe di scrofa ho seicento litri di latte. Prosciutto. Pancetta. Salame. Trippa. Sanguinaccio. E i miei capelli sono coperti di salsicciotti. Ho le gengive malva, lo zucchero nelle urine e le mani nodose per la gotta, piene di chiara d'uovo. Caverne ossee. Fiele. Cancri. Fistole. Scrofole. E le labbra tirate al miele e all'altea. Vestita con decenza, pulita, porto con eleganza i completi ridicoli che mi danno. Sono madre e perfetta donnina allegra e so ballare la rumba.
L'Angoscia Magra. Avrai un bidone di petrolio e una canna da pesca. Ma prima devi ballare con tutti noi. Comincia con Piedone.
(Musica. Tutti ballano, cambiando di continuo di dama e di cavaliere.)
Piedone. Rinvoltiamo le lenzuola usate nella cipria degli angeli e avvolgiamo i materassi nei rovi. Accendiamo tutte le lanterne. Lanciamo con tutte le nostre forze i voli di colombe contro le pallottole e chiudiamo a doppia mandata le case demolite dalle bombe. [...] Tu! Tu! Tu!
[Sulla grossa sfera d'oro compaiono le lettere della parola Nessuno.]
Sipario.

Anche nella scrittura Picasso utilizza gli aspetti costanti e fondamentali delle sue opere pittoriche: l’erotismo, l’odio-amore verso la donna, le forme piene e dense della carne, la bellezza e il disgusto, il cibo come metafora della distruzione-costruzione, il lato circense del suo animo triste e squallidamente poetico, le contraddizioni, il vigore, la violenza e il sangue del suo essere matador.

mercoledì 1 febbraio 2012

Le ninfee di ghiaccio (foto dedicate a Claude Monet).


 
Sì, queste foto sono dedicate a Claude Monet.  Esse testimoniano il mio soggiorno in Sudtirolo e sono solo un piccolo ricordo delle bellezze paesaggistiche che ho avuto la fortuna di ammirare.  Sono ninfee di ghiaccio, o almeno a questo mi hanno fatto pensare questi giochi ghiacciati, creati nell’Adige dal gelo e dallo scorrere dell’acqua, eppure la loro forma mi sembra molto simile a quelle dipinte, en plein air, dal grande artista impressionista. 

Quando dico en plein air, mi riferisco alla tecnica utilizzata dai pittori impressionisti che dipingevano all’aperto e completavano l’opera sul posto in poche ore, con la volontà di afferrare velocemente e cogliere le fini sfumature che la luce genera su ogni particolare e, quindi, di arrivare alla reale essenza delle cose.  L’Impressionismo cercava di cogliere la prima impressione di un paesaggio velocizzando e semplicemente frammentando, trasmettendo vita, per bloccare e riflettere un pezzetto di realtà nello scorrere del tempo.  La possibilità di utilizzare la luce naturale in continuo cambiamento, ispirava e rappresentava una sfida da vincere, rispetto alla rassicurante, precisa e statica, luce artificiale creata in studio. Un modo per rappresentare il rapido cambiamento che stava avvenendo nello stile di vita degli uomini come le nuove scoperte scientifiche, tra cui quella molto importante della fotografia.  La foto sostituiva, nella ritrattistica, il classico lavoro del pittore da studio.  Quindi, gli artisti si allontanavano dalla perfezione della realtà, per rappresentare un primo passo che avrebbe portato dall’oggettivo al soggettivo nella visione artistica.  Bisogna dire che il dipingere en plein air, era già stato utilizzato prima degli impressionisti, dall’artista romantico William Turner (il primo, anche ad utilizzare una valigetta per colori) e dai macchiaioli italiani.



La bellezza dei giochi di riflessi sull’acqua, il continuo mutare degli elementi naturali, la voglia di essere nella natura e di respirarla, occuparono gli ultimi trent’anni di vita del grande artista impressionista, che realizzò un ciclo di circa 250 dipinti, nonostante fosse afflitto dal problema della cataratta.  La semplificazione estrema, ottenuta da Monet nell’ultimo periodo, rappresenta una chiara anticipazione di quella corrente artistica che sarà conosciuta come Informale gestuale.  Vi consiglio di dare un’occhiata al Musée de l’Orangerie.


Le mie foto, che testimoniano una passeggiata durante un freddo pomeriggio d’inverno, spero possano servire a ispirare anche voi, come hanno ispirato me.  Se vorrete realizzare dei dipinti da queste foto, e  fotografarli per inviarmeli, sarò molto felice di pubblicarli sul mio blog.  Credo che le mie “Ninfee di ghiaccio” sarebbero piaciute molto  a Claude Monet.